Seminario di Ravenna con il maestro Kim

Dopo tanti anni di kendo, gare, trasferte e esperienze, la passione brucia ancora forte, e noi la mettiamo sempre alla prova: questa volta macinando 400 chilometri per partecipare al seminario del 12 e 13 settembre  a Ravenna, diretto dal maestro coreano Kim Youngkyu e Livio Lancini, entrambi settimi dan.
Se di Lancini siamo amici da lunga data e grandi estimatori del suo kendo pulito, sereno e potente nonché delle sue doti di insegnante, del kendo coreano meno sapevamo. Sì, li ammiriamo nelle competizioni (sono i numeri due al MONDO, dopo i giapponesi) per la loro efficacia e velocità ed è capitato qualche volta, nel corso degli anni, di apprezzare gli insegnamenti di altri maestri coreani, tra i quali il M° Kim Taek Joon (ottavo dan hanshi), che vive in Italia da lungo tempo. Ma il seminario è un’occasione speciale per apprezzare lo stile e il bagaglio tecnico di un maestro.
Così, ci tuffiamo nella pratica: sabato riscaldamento e poi esercizi di OIKOMI, veloci (e sfiancanti) esecuzioni di tecniche singole, doppie, triple, all’indietro con uno o più avversari per incrementare velocità, equilibrio e forza. Alla fine, consueto e gratificante gigeiko.
gigeiko di sabato.
La domenica, i principianti sono stati divisi (saggiamente) dal resto dei presenti e hanno lavorato sulle tecniche di base con il maestro Lancini e gli altri hanno proseguito il lavoro col maestro Kim. Un lavoro più “alla giapponese”, cioè focalizzato su tecniche di azione/reazione, lavoro sulla distanza e sullo slancio per oltrepassare l’avversario. Il tutto, condito da kirikaeshi (l’esercizio  “principe” del kendo) e tanto sudore. Poi, gigeiko finale, per concludere, stramazzando a terra…!
Il kendo, come altre cose, non è statico, immobile, si evolve e in ventiquattro anni lo abbiamo visto cambiare, e molto. Si può dire che il kendo agonistico si sia “coreanizzato”. Mentre un pò di anni fa in una competizione importante come i campionati mondiali, la differenza di stile tra il kendo giapponese e quello coreano era palese, ora lo è di meno. Noi rimaniamo degli estimatori del kendo essenziale, potente, elegante dei maestri giapponesi, che ci hanno sempre insegnato il kendo come “un colpo, una vita”, ma quanto a capacità di manovrare lo shinai, essere in grado di colpire obbiettivi multipli e “tuffarsi” oltre l’avversario i coreani non sono secondi a nessuno. Uno stage forse più adatto a giovani agonisti coreani che a principianti o gradi avanzati italiani, ma  siamo soddisfatti di questo arricchimento e ringraziamo chi lo ha organizzato, oltre a averci dato l’occasione di praticare ancora con vecchi e nuovi amici.
partecipanti e insegnanti allo stage al completo.
vecchi amici….
…e nuovi amici.

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