Da soli, insieme

In altri articoli, abbiamo cercato di mettere in evidenza le differenze tecniche tra la pratica del kendo e quella dello iaido: oggi vorremmo focalizzarci sulle caratteristiche “relazionali” delle due.

Possiamo dire che, nel kendo, la relazione col compagno di pratica del momento (che preferiamo non definire “nemico”) e col gruppo è evidente: senza avversario da colpire, si fanno solo esercizi. Nello iaido, come già detto, i contendenti  sono immaginati all’interno dello scenario e delle dinamiche del kata. Questo fa una grande differenza anche all’interno dei gruppi di allenamento: mentre nel kendo si urla, ci si muove, si colpisce insieme ai compagni, nello iaido la pratica è più “silenziosa” e meno teatrale, con gli studenti che praticano, ripetono, cercano di osservarsi apparentemente “in solitaria”, sotto lo sguardo attento dell’insegnante. A volte, nei seminari o agli allenamenti di kendo molto partecipati, si fa fatica  a trovare uno spazio in cui fare il proprio esercizio o il jigeiko, andando a volte a scontrarsi con altri. Nello iaido, ognuno si ritaglia uno “spazio vitale” in cui eseguire i propri kata.

A un occhio esterno, la pratica del kendo risulta molto vigorosa e dinamica, mentre quella dello iaido più formale e “ingessata”: sono due aspetti del carattere giapponese che si riflettono nelle arti tradizionali. E noi siamo affascinati possibilità di conciliarli così bene nella “via della spada”.

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