Pratical Kendo (Sav) – guida semiseria alla gestione di hakama e gi

Anni fa mi ero messo in testa di imparare a preparare il sushi.

Avevo comprato dei bei libri, studiato in modo coscienzioso e coinvolto la mia preziosa compagna in quello che si è trasformato in un delirio con riso appiccicato su cose, persone e animali. Un momento topico è stato quando ho costretto Lisa a sventolare il riso con un apposito ventaglio per farlo raffreddare, proprio come diceva il libro. Il risultato finale non è stato nemmeno lontanamente commisurato allo sforzo profuso.

Tempo dopo, uno chef (occidentale) di sushi mi ha ospitato nella sua cucina e, come nel kendo, in cui è importante togliere, anziché aggiungere, ha demolito buona parte di ciò che la teoria ufficiale mi aveva detto essere assolutamente indispensabile. Lavare il riso finché l’acqua non è limpida? Bastano due risciacqui e via. Cuocerlo a fuoco basso, in una casseruola coperta con uno strofinaccio? Compra un cuociriso. Fare aria al riso col ventaglio? Basta metterlo sul davanzale della finestra per qualche minuto. E così via. Il suo sushi era il migliore di Antibes.

Da allora il mio approccio nei confronti di certi dettami è diventato più critico e soprattutto più funzionale.

Per questo, dopo molti anni di kendo, mi sento di poter rassicurare i praticanti meno esperti quando si preoccupano delle difficoltà di rispettare dei principi molto ben radicati (e diffusi anche sul web) legati alla cura dell’attrezzatura per la pratica.

Ecco, quindi, cinque consigli cinque per l’uniforme (naturalmente, parlo solo degli indumenti di cotone):

1) L’indaco va fissato tenendo gli indumenti in acqua e aceto (bianco) per almeno una notte. Per l’ammollo dell’hakama è consigliabile distenderla nella vasca da bagno in modo da non perdere le pieghe. Ora, se avete a portata di mano un surplus di aceto (magari siete dei maniaci della giardiniera fatta in casa), potete anche seguire la prima parte di questo consiglio. Male non fa. L’utilità secondo me è molto bassa: l’indaco in eccesso comunque se ne va o durante questo primo ammollo e/o durante i successivi lavaggi (per non parlare della quantità di pigmento che aderirà per benino alla vostra pelle). Pulire gli aloni di indaco dallo smalto della vasca, invece, è una bella rottura. Va via solo con candeggina e improperi, entrambi in quantità generosa. Consiglio: se siete particolarmente pigri potete anche indossare direttamente il gi appena arrivato e trasformarvi in pigri blu. Un semplice ciclo di lavaggio per colorati e/o risciacquo preliminare è tutto ciò di cui c’è bisogno e questo vale anche per l’hakama, di cui parlerò nel secondo punto

2) L’hakama va lavata rigorosamente a mano, distesa nella vasca da bagno con poche dita di acqua tiepida e detersivo delicato. È consigliabile pressarla leggermente con i piedi mentre è a mollo. Devo ammetterlo: l’ho fatto. Riesco a pensare a poche cose più ridicole di me che pigio l’hakama nella vasca come un’allegra contadinella di uno spot di vino scadente. Risultato? Accettabile, ma non vale il prezzo della vostra dignità. Consiglio: l’hakama può andare in lavatrice. Tranquillamente. Anche se è di cotone. E vi dirò di più: mentre le prime volte ce la mettevo rigorosamente piegata come da manuale e avvolta dentro un accappatoio, ho appurato che ci può andare sia senza accappatoio, sia senza essere piegata prima. Unico accorgimento: una volta terminato il lavaggio va SUBITO tolta dal cestello e “tirata” come si fa con le lenzuola, soprattutto in corrispondenza delle pieghe. Dopodiché si stende ad asciugare appesa con un appendino da pantaloni. Le mie hakama non hanno mai perso una piega. Dato che sono un temerario, a breve conto di provare a metterle pure in asciugatrice.

3) L’hakama di cotone va presa più lunga almeno di una taglia perché poi si restringe. Dopo molte hakama ho capito che ognuna ha un’anima propria: alcune si restringono (e magari in maniera vistosa), altre assolutamente no. Temo non ci sia modo di saperlo a priori, quindi non arrovellatevi troppo e prendete un’hakama al massimo solo leggermente più lunga della vostra taglia: se non si stringe, potete sempre annodarla leggermente più in alto (e comunque, non ci sono santi, l’hakama lunga è più figa: quelle portate a pinocchietto non si possono guardare).

4) L’hakama va ripiegata subito dopo l’allenamento, appoggiandosi sul pavimento, altrimenti si perdono le pieghe. In parte è vero: è un indumento che va gestito con una certa attenzione. Personalmente, però, appoggiare sul pavimento di uno spogliatoio la mia hakama, mi fa un po’ sgiai* (come si dice a Torino). Di solito quando si ritira su ci trovano peli, mignin**(sempre torinese) di polvere e altre brutture. Se non c’è un bel posto pulito per piegarla, consiglio un bell’appendino per pantaloni e di portarla con sé appesa. Se proprio non ce l’avete, anche se l’appallottolate per una mezz’ora nella vostra borsa e a casa ve ne prendete subito cura, non perderete nessuna piega.

5) Il gi e soprattutto l’hakama non vanno mai stirati, altrimenti il cotone e il colore si danneggiano e diventano lucidi. Se magari avete un esame o volete essere particolarmente stilosi e marziali, magari l’uniforme stropicciata e vissuta non è il massimo. Al di là del consiglio di tenersi una tenuta “della domenica” proprio per questi eventi, si può comunque dare una sistemata a quella abituale. È vero che usando il ferro alla temperatura per i jeans, si rischia di danneggiare soprattutto l’hakama, ma basta impostarlo a un livello da delicati e/o stirare i capi sotto un asciugamano di spugna per avere un eccellente risultato (attenzione solo alle fodere in sintetico dei gi “estivi”: si bruciano che è una meraviglia). Non volete correre rischi sull’hakama #11000 pagata un occhio della testa? Se avete un letto con un asse ortopedico (non le doghe), siete a cavallo. Scostate il materasso e stendete ben ben il vostro gioiellino blu sulla superficie del legno, con tutte le pieghe al loro posto e gli obi ben ripiegati. Prendetevi il vostro tempo e fate con calma, serve precisione. Se l’hakama stinge ancora, meglio proteggere le superfici con un telo da bagno, per esempio. Rimettete a posto il materasso e dormiteci sopra. Al mattino l’hakama sarà perfettamente stirata, con pieghe affilate e decise come il vostro spirito guerriero.

Per quel che riguarda la cura dell’armatura, rimando il tutto ad un prossimo post…

Ringraziamo Saverio per il contributo dissacrante e divertente!


*) schifo, schifo viscido

**) gattini, batuffolini

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...