L’ultimo samurai di Edward Zwick

ultimo-samuraiNormalmente quando “Hollywood” sforna un film ricco di battaglie può finire con l’essere catalogato in due distinti gruppi: Filmone o Americanata. Oggi noi resteremo in quella fascia grigia che denomino Limbo, ovvero parleremo di un film che giace nel mezzo di questi due insiemi.

Siamo nella seconda metà del 1800, un militare americano, Nathan Algren, viene assolto dal governo giapponese (in accordo con quello statunitense) per addestrare un nuovo esercito, sulla falsa riga delle armate occidentali (cannoni, fucili e baionette per intenderci). Lo scopo dell’imperatore del Giappone è modernizzare il paese, ma ciò andrà contro le volontà di alcuni clan samurai, legati ancora alle secolari tradizioni. Il nostro protagonista si troverà nella situazione di esser prima prigioniero, poi amico e alleato di Katsumoto, capo di questa opposizione (non solo politica, anche militare).

L’ultimo samurai è sicuramente un’opera ben realizzata sotto molti punti di vista: musica eccellente, buoni effetti speciali, trama non esageratamente scontata e personaggi con un minimo di psicologia. D’altro canto Tom Cruise non poteva deluderci in tal senso.

Non è tutto oro quel che luccica e nonostante gli aspetti positivi ne ha anche due negativi:

  1. le scene di combattimento non sono all’altezza di film meno blasonati e costosi (vedi 13 Assassini),
  2. la solita storia dello Yankee che cerca la redenzione nelle culture che poco prima stava distruggendo (Balla coi lupi  vi dice nulla?).

Quindi? Secondo me rimane un buon film da vedere sul divano con delle patatine, godibile, leggero e sicuramente esteticamente appagante. Ecco se volete un lungometraggio dove viene fuori il vero Giappone (volendo generalizzare), non è quello che state cercando.

still-of-tom-cruise-and-ken-watanabe-in-the-last-samurai-large-picture

Il fiore perfetto è una cosa rara. Se si trascorresse la vita a cercarne uno, non sarebbe una vita sprecata. – Katsumoto

 

 

 

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