La malattia del kendoka

In molte discipline sportive l’allenarsi o praticare con malattie, infortuni o acciacchi è considerato sbagliato, pericoloso e sopratutto controproducente. A quanto pare nel Kendo questa regola non vale, o semplicemente la ignoriamo. Non sono un praticante di lunga data, in confronto ai sempai del mio dojo è come se avessi iniziato da un giorno, ma in questo breve lasso di tempo ho visto, ammirato e imparato quella volontà di esser presenti. Non importa se non si è al 100% della condizione fisica, se abbiamo il gesso al piede, le ginocchia che fanno Giacomo-Giacomo, il costato fluttuante, l’epicondilite o la febbre: se riusciamo a mantenere un kamae quanto meno guardabile ci basta, abbiamo vinto. Questo spirito è secondo me la malattia del kendoka, la paura di non essere abbastanza stanco, il non accettare di aver perso contro se stessi e la volontà di poter dare di ancora qualcosa. Concludo mostrandovi un breve documentario su Enry Smalls, praticante di varie arti marziali, tra cui il Kendo, che incarna in maniera spinta ed esagerata il mio discorso.

 

PS. Io non sono un medico, è risaputo che allenarsi da malati potrebbe non essere d’aiuto. Questo non è un invito a farsi male, ci sono situazioni in cui non si può proprio praticare, sta a voi definirle e comprenderle 🙂

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