C’era una volta il Noma Dojo

Il bello degli stage di kendo, o almeno di alcuni di essi, non è solo la pratica. Certo sentire, vedere e incrociare gli shinai con altri kendoka e altri maestri è sicuramente entusiasmante ma… non c’è solo questo. Ci sono anche pezzi di cultura, frammenti che vengono messi insieme trasmessi e mischiati. Cultura locale, cultura nazionale e ovviamente anche cultura storica e filosofica giapponese.

Così il sensei John Hepburn, in una pausa, parlando della qualità dei palchetti su cui si pratica kendo, raccontò a noi mudan del Noma dojo, ormai perduta Mecca del kendo.

Noma Dojo 30th Kendo Tournament064

Il piccolo e scuro dojo costruito nel 1925 da Noma sensei fu abbattuto, con gran dispiacere della comunità del kendo, nel 2007 per far spazio ad un dojo più moderno e più nuovo. Dalle descrizioni di chi vi è stato e dalle foto possiamo immaginarlo come appunto un piccolo dojo di legno scuro, costruito secondo gli antichi dettami giapponesi (altari, foto, pannelli e scritte incluse), con insolite porte vetrate che affacciano sul giardino di ciliegi circostante. La pedana di pratica, scura e leggermente infossata rispetto al resto, pare fosse molto elastica e leggermente convessa e sovrastasse una distesa si grandi vasi bassi di terracotta, che a tutti gli effetti ampliavano il suono dei passi (e dei fumikomi). Dal soffitto invece pendevano decine e decine di vecchi bogu, appesi lì a imperitura memoria dei loro proprietari deceduti. Sul legno del Noma sono passati innumerevoli kenshi e sensei illustri, hanno praticato centinaia e centinaia di persone per quasi un secolo impregnando il luogo di spirito (lo spirito del kendo diremo noi) ed energia, ma anche di sangue e sudore. I più arditi visitatori infatti hanno anche tentato di descrivere l’odore del luogo, e il risultato è stato un po’ inquietante: “aveva un familiare odore di muffa, identico all’odore che ci sarebbe stato a casa di mia nonna se lei avesse tenuto appesi in giro per casa diversi bogu…” (cit. da kenshi 24/7). Odore o non odore, comunque, pare che il posto fosse decisamente evocativo.

More Noma 1

80 anni di storia del kendo, perduti abbattuti. Di questo luogo ci restano le foto, i racconti di chi vi è stato e qualche traccia degli insegnamenti che vi sono stati tenuti. Tra queste ultime, molto interessante è il libello di indicazioni rilasciate, dai vari maestri, ai praticanti del dojo nel 1928 (e poi pubblicato nel 1996) intitolato “Noma dojo ki”.

NomaDojo-0003

Nel libello, in particolare, vengono riportati alcuni suggerimenti di Oshima Jikita, che sono interessanti o utili ancora ora:

  • Nel geiko si dovrebbero rispettare i principi di dai-kyo-soku-kei, ovvero i movimenti dovrebbero essere ampi (dai), bisogna colpire con precisione e fermezza (kyo), bisogna essere decisi, non titubare nell’attacco (soku) e bisogna riuscire a muoversi con precisione e leggerezza (kei)
  • Non ci si dovrebbe preoccupare troppo della vittoria o della sconfitta, ma semplicemente attaccare con scioltezza e abbandono (sutemi). Il che però non vuol dire attaccare alla cieca, si attacca sempre quando il momento è opportuno e c’è un’apertura
  • seguire l’intuizione, l’ispirazione
  • Durante le shiai sono importanti: lo spirito di osservazione, la capacità di giudizio, la strategia, il coraggio e la compostezza
  • Una tecnica al giorno. Non ci si può esercitare su tutto sempre.
  • Prima di porvare a fare tecniche con una mano sola, imparate a essere decisamente bravi con due mani

野間12

[fonte: kenshi 24/7 (1) e (2); sito del vecchio Noma dojo]

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