Riflessioni sull’esame da sesto dan

Di ritorno da una sessione d’esame nell’ambito dell’annuale seminario arbitrale di Bruxelles, voglio condividere con voi qualche riflessione.  Il seminario, condotto da una delegazione di maestri della Zen Ken Ren (la federazione giapponese) e con la presenza del top dei kendoka europei, è pensato per studiare e praticare la difficile mansione dell’arbitro di kendo e valutare cosa sia (o non sia) UN IPPON.

L’esame da sesto dan (e, a maggior ragione, da settimo e ottavo) di kendo è uno degli scogli più grossi che si trovano sul cammino di un kendoka: non tanto perché le percentuali di promossi sono molto basse (con qualche variazione a seconda delle commissioni), quanto per la confusione che coloro che si preparano a questo esame hanno. Nel kendo e nella cultura giapponese in generale, le conoscenze hanno sempre un aspetto pratico e, quindi, non ci sono  testi o molte informazioni su cui prepararsi: La preparazione, appunto, è pratica, pratica, pratica, possibilmente seguiti da un  bravo maestro.

L’esame consiste in due tachiai (combattimenti) da un minuto e mezzo (…!!) che, a differenza del jigeiko, non sono “di allenamento”, ma qualcosa dal significato un pò più “serio”. Certo, se si è arrivati fino a lì, significa che devono essere chiari al candidato non solo le tecniche e i concetti chiave del kendo (e già non è poco), ma in questo esame vengono valutate anche altre cose, meno palpabili.

Sintetizzando si può dire che il praticante deve non solo utilizzare tecniche “vincenti” (o ippon) ma deve anche dimostrare che sa il perché le sta utilizzando. In altre parole, non fare nulla di inutile, che non abbia uno scopo preciso. E questo è un punto fondamentale del kendo, dove, man mano che si progredisce, si lavora per “sottrazione”, si pulisce, si rende essenziale il proprio kendo (e qui sta anche l’influenza dello zen).

Certo, dimostrare questa attitudine in un minuto e mezzo è veramente difficile, presi come si è dalla tensione e con l’incognita su come si muoverà chi ci si troverà di fronte (di solito, sconosciuti). E immaginiamo anche le difficoltà nel valutare da parte dei commissari (sei maestri, tutti settimi e ottavi dan, europei e giapponesi): lo si capisce mettendosi a valutare altri praticanti (su cui abbiamo già scritto un post).

Qui vi presentiamo un video di un esame da settimo dan di successo (per entrambe) e particolarmente bello

Il kendo è una via che non finisce conquistando un grado o vincendo una gara, per quanto importante: ogni successo è un punto di partenza, non di arrivo. Quindi, dura tutta la vita!

E la sfida continua…!

 

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Un pensiero su “Riflessioni sull’esame da sesto dan

  1. […] Abbiamo già parlato della nostra recente partecipazione alla sessione d’esame sesto dan a Bruxelles qui. […]

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